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manpages-it_0.3.4-1_all 
NOME
su - lancia una shell con user e del group ID sostitutivi
SINTASSI
su [-flmp] [-c comando] [-s shell] [--login] [--fast] [--preserve-
environment] [--command=comando] [--shell=shell] [-] [--help]
[--version] [utente [arg...]]
DESCRIZIONE
Questa documentazione non è mantenuta da lungo tempo e potrebbe essere
inaccurata o incompleta. La documentazione in Texinfo è ora la fonte
autorevole.
Questa pagina di manuale documenta la versione GNU di su. su permette
ad un utente di diventare temporaneamente un altro utente. Lancia una
shell per l’UTENTE usando i suoi user ID e group ID reali ed efficaci e
con i gruppi supplementari dell’UTENTE. Se non è dato nessun UTENTE, di
default viene assunto root, il superuser. La shell da lanciare è presa
dalla riga relativa all’UTENTE nel file delle password, o se non ne è
specificata nessuna viene lanciata /bin/sh. Se l’UTENTE ha una
password, su la chiederà a meno che non sia lanciato dall’utente con
user ID reale pari a 0 (il superuser).
Di default, su non cambia la directory corrente. Imposta le variabili
d’ambiente ‘HOME’ e ‘SHELL’ a quanto specificato nel file delle
password per UTENTE, e se UTENTE non è il superuser, imposta ‘USER’ e
‘LOGNAME’ pari a UTENTE. Di default, la shell non è una shell di login.
Se sono dati uno o più argomenti, questi sono passati come parametri
aggiuntivi alla shell.
su non tratta in modo particolare /bin/sh o altre shell (impostando
argv[0] a "-su", passando -c solo a certe shell, ecc.)
Su sistemi che abbiano syslog, su può essere compilato per riportare
tramite syslog gli errori, ed eventualmente anche i successi che
ottiene.
Questo programma non supporta un "gruppo wheel" che limita chi può fare
su agli account del superuser, poiché ciò può aiutare amministratori di
sistema "fascisti" a tenere un potere inautorizzato sugli altri utenti.
OPZIONI
-c COMANDO, --command=COMANDO
Passa COMANDO, una unica riga di comando da lanciare, alla shell
con l’opzione -c invece di far partire una shell interattiva.
-f, --fast
Passa l’opzione -f alla shell. Ciò probabilmente ha senso solo
con la csh e la tcsh, per le quali opzione -f previene la
lettura del file di inizializzazione (.cshrc). Con le shell tipo
Bourne, l’opzione -f disabilita l’espansione dei modelli dei
nomi di file, cosa che generalmente non è desiderabile.
--help Stampa un messaggio d’aiuto nello standard output ed esce (con
successo).
-, -l, --login
Rende la shell una shell di login. Ciò implica le seguenti cose.
Annulla tutte le variabili d’ambiente ad eccezione di ‘TERM’,
‘HOME’, e ‘SHELL’ (le quali sono impostate come già descritto),
e di ‘USER’ e ‘LOGNAME’ (che sono impostate, anche per il
superuser, come descritto sopra), e assegna a ‘PATH’ il valore
di default precompilato. Cambia alla home directory dell’UTENTE.
Prepone "-" al nome della shell, per far sì che essa legga i
propri file di inizializzazione.
-m, -p, --preserve-environment
Non cambia le variabili d’ambiente ‘HOME’, ‘USER’, ‘LOGNAME’, o
‘SHELL’. Lancia la shell data nella variabile d’ambiente ‘SHELL’
invece della shell dell’UTENTE indicata in /etc/passwd, a meno
che l’utente che avvia su non sia il superuser e la shell
dell’UTENTE non è ristretta. Una shell ristretta (restricted
shell) è una che non è elencata nel file /etc/shells, o, se
questo file non esiste, nella lista precompilata. Parte di ciò
che questa opzione può fare può essere modificato dalle opzioni
--login e --shell.
-s, --shell shell
Lancia SHELL invece della shell dell’UTENTE indicata in
/etc/passwd, fino a che l’utente che lancia su non sia il
superuser e la shell dell’UTENTE non sia ristretta.
--version
Stampa in standard output informazioni sulla versione e esce
(con successo).
Perché GNU su non supporta il gruppo wheel (di Richard Stallman)
Qualche volta pochi utenti provano a tenere il potere assoluto sul
resto degli utenti. Per esempio, nel 1984, alcuni utenti nel
laboratorio di AI del MIT decisero impossessarsi del potere cambiando
la password dell’operatore su un sistema Twenex e tenendola segreta a
tutti gli altri (fui in grado di contrastare questo colpaccio e
restituire il potere agli utenti ‘‘patch-ando’’ il kernel, ma non
saprei come fare ciò in Unix).
Comunque, occasionalmente i sovrani lo fanno. Tramite l’usuale
meccanismo su, una volta che qualcuno che simpatizzi con gli utenti
normali, abbia imparato la password di root può dirla anche agli altri.
La caratteristica del "gruppo wheel" renderebbe ciò impossibile,
consolidando quindi il potere dei sovrani.
Io sono dalla parte delle masse, non da quella dei sovrani. Se tu sei
abituato a sostenere i capi e gli amministratori di sistema in tutto
quello che fanno, potresti trovare questa idea strana all’inizio.