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NOME

       man - macro per formattare le pagine di manuale

SINTASSI

       groff -Tascii -man file ...

       groff -Tlatin1 -man file ...

       groff -Tps -man file ...

       man [sezione] titolo

DESCRIZIONE

       Questa  pagina  illustra  il  pacchetto  di macro groff tmac.an (spesso
       chiamato man) e relative convenzioni usate nella creazione di pagine di
       manuale.   Questo  pacchetto  di  macro  dovrebbe  essere  usato  dagli
       sviluppatori quando scrivono o portano le pagine di manuale per  Linux.
       È  abbastanza  compatibile  con  altre  versioni di questi pacchetti di
       macro, quindi portare le pagine di  manuale   non  dovrebbe  essere  un
       grosso  problema  (un’eccezione  è  NET-2  BSD, che usa un pacchetto di
       macro completamente differente chiamato mdoc; si veda mdoc(7)).

       Si osservi che le pagine di manuale NET-2 BSD, in formato mdoc, possono
       essere  usate  con  groff  semplicemente  specificando  l’opzione -mdoc
       invece  dell’opzione  -man.   Usare  l’opzione  -mandoc  è,   comunque,
       raccomandato,  in quando rileverà automaticamente quale pacchetto macro
       è in uso.

PREAMBOLO

       Il primo comando in una pagina di manuale (dopo le righe  di  commento)
       dovrebbe essere

              .TH titolo sezione data sorgente manuale,

       dove:

              titolo    Il titolo della pagina di manuale (per es.  MAN).

              sezione   Il  numero  della  sezione in cui la pagina di manuale
                        dovrebbe essere posta (per es.  7).

              data      La  data  dell’ultima  revisione  —  si   ricordi   di
                        aggiornarla  ogni  volta  che viene fatta una modifica
                        alla pagina di manuale, essendo questo il  metodo  più
                        semplice per eseguire il controllo della versione.

              sorgente  La sorgente del comando.

                        Per file binari, si usi qualcosa tipo: GNU, NET-2, SLS
                        Distribution, MCC Distribution.

                        Per chiamate di sistema, si usi la versione del kernel
                        a cui si fa riferimento: Linux 0.99.11.

                        Per  chiamate  di  libreria,  si  usi  la  fonte della
                        funzione: GNU, BSD 4.3, Linux DLL 4.4.1.

              manuale   Il  titolo  del  manuale  (es.    Linux   Programmers
                        Manual).

       Si noti che le pagine formattate con l’mdoc di BSD iniziano col comando
       Dd invece che col comando TH.

       Le sezioni del manuale sono tradizionalmente definite così:

              1 Comandi utente
                        Quei comandi che possono essere  eseguiti  dall’utente
                        all’interno di una shell.

              2 Chiamate di sistema
                        Quelle funzioni che sono di competenza del kernel.

              3 Chiamate di libreria
                        Molte delle funzioni libc, come qsort(3).

              4 File speciali
                        File che si trovano in /dev.

              5 Formati dei file e convenzioni
                        Il  formato  di  /etc/passwd  e  altri  file leggibili
                        dall’utente.

              6 Giochi

              7 Pacchetti di macro e convenzioni
                        Una descrizione dell’aspetto standard del file system,
                        protocolli  di  rete,  codici  ASCII  e  altri, questa
                        pagina di manuale e altre cose.

              8 Comandi di amministrazione del sistema
                        Comandi tipo mount(8), molti dei quali eseguibili solo
                        da root.

              9 Routine del kernel
                        Questa  sezione  è  obsoleta: una volta si credeva che
                        sarebbe  stata  una  buona  idea  includere   qui   la
                        documentazione  del  kernel  di  Linux,  ma  in realtà
                        pochissimo è stato documentato,  e  quel  poco  è  già
                        obsoleto.   Gli   sviluppatori   del  kernel  hanno  a
                        disposizioni fonti migliori d’informazione.

SEZIONI

       Le sezioni incominciano con un .SH seguito dall’intestazione; se questa
       contiene  spazi  e  compare  sulla  stessa  riga  del .SH, allora la si
       inserisca  fra  virgolette  doppie.  Le  intestazioni  tradizionali   o
       consigliate  sono, tra le altre: NOME, SINTASSI, DESCRIZIONE, VALORE DI
       RITORNO (o VALORI DI RITORNO), STATO D’USCITA, GESTIONE  DEGLI  ERRORI,
       ERRORI,  OPZIONI, USO, FILE, AMBIENTE, DIAGNOSTICA, SICUREZZA, CONFORME
       A, NOTE, BACHI, AUTORE e  VEDERE  ANCHE  [NdT  si  consulti  la  pagina
       originale  per  i  corrispondenti  termini  inglesi].   Nei casi in cui
       un’intestazione tradizionale è adatta, per favore, la  si  usi:  questo
       tipo  di  coerenza facilita la comprensione delle informazioni. In ogni
       caso,  si  è  liberi  di  creare  le  proprie  se  questo  facilita  la
       comprensione delle cose.  L’unica intestazione obbligatoria è NOME, che
       dovrebbe segnare  la  prima  sezione  ed  essere  seguita,  sulla  riga
       successiva, da una descrizione monoriga del programma:

              .SH NOME
              chess \- il gioco degli scacchi

       È  molto  importante  che questo formato venga seguito e che ci sia una
       barra inversa prima del trattino singolo che segue il nome del comando:
       questa  sintassi viene usata da makewhatis(8) per creare un database di
       brevi descrizioni dei  comandi  per  whatis(1)  e  apropos(1)  [NdT  Il
       makewhatis  incluso in man a partire dalla versione 1.5g sa riconoscere
       l’intestazione italiana NOME oltre a quella inglese].

       Altre sezioni classiche hanno i seguenti contenuti:

       SINTASSI      descrive brevemente l’interfaccia  del  comando  o  della
                     funzione.  Nel  primo  caso,  mostra  la  sintassi  e gli
                     argomenti del comando (opzioni incluse); il  grassetto  è
                     usato  per  il  testo  verbatim  e  il  corsivo  per  gli
                     argomenti sostituibili. Parentesi quadre «[]»  circondano
                     gli argomenti opzionali, sbarre verticali «|» separano le
                     scelte e i puntini di sospensione  «...»  possono  essere
                     ripetuti.    Nel   caso   delle   funzioni,  mostra  ogni
                     dichiarazione  obbligatoria  dei  dati  o  direttive   di
                     #include, seguiti dalla dichiarazione della funzione.

       DESCRIZIONE   dà  una  spiegazione di quello che il comando, funzione o
                     formato fa. Si discuta delle interazioni coi file  e  con
                     lo  standard  input,  e  i risultati prodotti su standard
                     output  o  standard  error.   Si  trascurino  i  dettagli
                     interni  e  d’implementazione, a meno che siano necessari
                     alla comprensione dell’interfaccia.  Si descrivano i casi
                     comuni; le informazioni sulle opzioni vanno nella sezione
                     OPZIONI.  Se c’è un qualche tipo di grammatica d’ingresso
                     o  un  insieme complesso di sottocomandi, potrebbe essere
                     meglio  descriverli  in  una  sezione  USO  separata,   e
                     lasciare solo una panoramica nella sezione DESCRIZIONE.

       VALORI DI RITORNO
                     dà  un  elenco di valori restituiti dal programma o dalla
                     routine di libreria al chiamante,  e  le  condizioni  che
                     causano queste restituzioni.

       STATO DUSCITA
                     elenca  i  possibili  valori  dello stato di uscita di un
                     programma e  le  condizioni  che  causano  questi  valori
                     (alcune  pagine  di  manuale  usano  VALORI DI RITORNO al
                     posto di STATO D’USCITA: va ugualmente bene).

       OPZIONI       descrive  le  opzioni  accettate  dal  programma   e   le
                     modifiche che inducono al suo comportamento.

       USO           descrive    la   grammatica   di   ogni   sottolinguaggio
                     implementato.

       FILE          elenca i file, come file di configurazione, file di avvio
                     o file su cui il programma opera direttamente, utilizzati
                     dal programma o funzione.  Si dia  l’intero  percorso  di
                     questi  file e si utilizzino le procedure d’installazione
                     per  modificare  il  nome  delle  directory  secondo   la
                     preferenza   dell’utente  [NdT  Essendo  ciò  chiaramente
                     impossibile  nel  caso  di  una  traduzione   distribuita
                     separatamente,  si  usi  il  percorso  specificato  dagli
                     standard, o quello usato nelle distribuzioni più comuni].
                     Per  molti programmi, il sito predefinito d’installazione
                     è /usr/local, per  cui  la  pagina  di  manuale  di  base
                     dovrebbe usare /usr/local come base.

       AMBIENTE      elenca  tutte  le variabili ambientali che influenzano il
                     programma o la funzione e il modo in cui  l’influenza  si
                     attua.

       DIAGNOSTICA   dà  una  panoramica dei messaggi d’errore più comuni [NdT
                     Ovviamente,  se  questi  sono  stati  già   tradotti   in
                     italiano, si usino le traduzioni preesistenti. Se non c’è
                     una traduzione è probabilmente meglio lasciare  il  testo
                     in  inglese; oppure offrirsi volontari per tradurre tutti
                     i messaggi del programma] e  come  affrontarli.  Non  c’è
                     bisogno  di  spiegare  messaggi  d’errore  di  sistema  o
                     segnali fatali che possano apparire durante  l’esecuzione
                     del  programma,  a  meno  che ricoprano un ruolo speciale
                     rispetto al programma in questione.

       SICUREZZA     discute i problemi di sicurezza e le  loro  implicazioni.
                     Avvisa  quali  sono  le configurazioni o gli ambienti che
                     dovrebbero essere evitati, i comandi che potrebbero avere
                     effetti  sulla  sicurezza  e  altro,  soprattutto  se non
                     ovvio.  Non è necessario discutere della sicurezza in una
                     sezione   a   parte:  se  facilita  la  comprensione,  le
                     informazioni in merito possono apparire in altre  sezioni
                     (come  DESCRIZIONE o USO).  In ogni caso, le informazioni
                     sulla sicurezza devono apparire da qualche parte!

       CONFORME A    descrive tutti gli standard o convenzioni implementate.

       NOTE          fornisce annotazioni varie.

       BACHI         elenca i limiti, i  difetti  o  gl’inconvenienti  noti  e
                     altre attività dubbie.

       AUTORE        elenca l’autore (o gli autori) della documentazione o del
                     programma, onde potergli segnalare eventuali  bachi  [NdT
                     Il  nome  del  traduttore,  di norma, appare nei commenti
                     della pagina; i problemi di traduzione vanno  chiaramente
                     segnalati a lui e a nessun altro].

       VEDERE ANCHE  elenca,   in   ordine   alfabetico,   pagine  di  manuale
                     correlate,  possibilmente  seguite  da  altre  pagine   o
                     documentazioni  in  merito.   Per  convenzione,  questa è
                     l’ultima sezione.

CARATTERI

       Sebbene ci siano molte convenzioni arbitrarie per le pagine di  manuale
       nel  mondo  UNIX, l’esistenza di diverse centinaia di pagine specifiche
       per Linux definisce i nostri standard per i caratteri:

              Per le funzioni, gli argomenti sono sempre specificati usando il
              corsivo,  anche  nella  sezione  SINTASSI,  dove  il resto della
              funzione è specificato in grassetto:
              int myfunction(int argc, char **argv);

              I  nomi   dei   file   sono   sempre   in   corsivo   (per   es.
              /usr/include/stdio.h),  eccetto  nella  sezione SINTASSI, dove i
              file d’include sono in grassetto (es.  #include <stdio.h>).

              Macro speciali, che sono  generalmente  in  maiuscole,  sono  in
              grassetto (es.  MAXINT).

              Nell’enumerare  una  lista di codici di errore, i codici sono in
              grassetto (questa lista generalmente usa la macro .TP).

              Ogni riferimento ad altre pagine  di  manuale  (o  all’argomento
              dell’attuale  pagina  di  manuale)  è in grassetto. Se il numero
              della sezione del manuale è dato, è  indicato  in  tondo,  senza
              nessuno spazio (per es.  man(7)).

       I comandi per selezionare il tipo di carattere sono:

       .B  Grassetto

       .BI Grassetto  alternato a corsivo (molto utile nelle specifiche di una
           funzione)

       .BR Grassetto alternato a tondo  (molto  utile  nelle  referenze  verso
           altre pagine)

       .I  Corsivo

       .IB Corsivo alternato a grassetto

       .IR Corsivo alternato a tondo

       .RB Tondo alternato a grassetto

       .RI Tondo alternato a corsivo

       .SB Maiuscoletto alternato a grassetto

       .SM Maiuscoletto (utile per gli acronimi)

       Tradizionalmente,  ogni  comando  può avere fino a sei argomenti, ma la
       versione GNU  rimuove  questa  limitazione  (in  ogni  caso,  ha  senso
       limitarsi  a  sei  argomenti  per  compatibilità).  Gli  argomenti sono
       delimitati da spazi. Le virgolette  doppie  possono  essere  usate  per
       specificare  un  argomento  che  contiene  spazi.  Tutti  gli argomenti
       verranno stampati uno vicino all’altro senza spazi, così il comando .BR
       può  essere usato per specificare una parola in grassetto seguita da un
       punto in tondo.  Se nessun argomento è presente, il comando si  applica
       alla riga di testo seguente.

ALTRE MACRO E STRINGHE

       Seguono  altre  macro importanti e stringhe predefinite; a meno che sia
       specificato diversamente, ogni macro causa un’andata a capo.  Molte  di
       queste  macro  impostano o usano il «rientro principale»: il suo valore
       viene impostato da ognuna delle seguenti macro grazie al  parametro  r;
       le  macro  possono  omettere la r, nel qual caso viene usato il rientro
       principale corrente. Come risultato, dei  paragrafi  rientrati  che  si
       susseguano  possono  usare  lo  stesso  rientro  senza rispecificare il
       valore di rientro.  Un paragrafo normale (cioè non rientrato) reimposta
       il  rientro  principale  al  suo valore predefinito (mezzo pollice).  A
       priori, il  rientro  si  misura  in  quadratini;  è  meglio  utilizzare
       quadratini  (en) e quadratoni (em) come unità perché queste si adattano
       automaticamente al cambiamento di dimensione dei caratteri.   Ulteriori
       definizioni di macro importanti sono:

   Paragrafi normali
       .LP      Lo stesso di .PP (incomincia un nuovo paragrafo).

       .P       Lo stesso di .PP (incomincia un nuovo paragrafo).

       .PP      Incomincia   un   nuovo   paragrafo  e  reimposta  il  rientro
                principale.

   Rientro relativo del margine
       .RS r    Incomincia un rientro relativo del margine;  sposta  di  r  il
                margine  sinistro  verso destra (se r è omessa, viene usato il
                rientro  principale).   Un  nuovo  rientro  principale   viene
                impostato  a  mezzo pollice; di conseguenza, tutti i paragrafi
                seguenti vengono rientrati fino al corrispondente .RE.

       .RE      Termina il rientro relativo del margine e ripristina il valore
                precedente del rientro principale.

   Macro per paragrafi rientrati
       .HP r    Incomincia  il  paragrafo  con un rientro a bandiera (la prima
                riga del paragrafo inizia al margine  sinistro  dei  paragrafi
                normali   mentre   il   resto  delle  righe  del  paragrafo  è
                rientrato).

       .IP x r  Incomincia il paragrafo con un’etichetta opzionale a bandiera.
                Se  l’etichetta  x  è  omessa,  l’intero  paragrafo seguente è
                rientrato di r; se l’etichetta x è presente,  viene  allineata
                al  margine  sinistro prima del paragrafo, rientrato, seguente
                (è la stessa cosa di .TP tranne per il fatto che l’etichetta è
                inclusa  nel  comando  invece  di starsene per conto suo sulla
                riga successiva).  Se l’etichetta è troppo lunga, il testo che
                la  segue  viene  spostato  alla riga seguente (e non viene né
                perso né impiastricciato).  Per gli elenchi  puntati,  si  usi
                questa  macro con \(bu (bullet, cioè pallino) o \(em (em dash,
                cioè trattino lungo) come etichetta; per gli elenchi numerati,
                si  usi  il  numero  o  la  lettera  seguiti  da un punto come
                etichetta: ciò semplifica la conversione verso altri  formati.

       .TP r    Incomincia   il   paragrafo   con   un’etichetta  a  bandiera:
                l’etichetta è nella riga seguente, ma il risultato è lo stesso
                del comando .IP.

   Macro per referenze ipertestuali
       .UR u    Incomincia una referenza ipertestuale verso l’URI (URL) u, che
                termina col corrispondente comando UE.  Generando HTML, questo
                dovrebbe  essere  reso  nel  comando  HTML  <A HREF="u">.  C’è
                un’eccezione: se u è il valore  speciale  «:»,  allora  nessun
                tipo   di   referenza  ipertestuale  viene  generata  fino  al
                corrispondente  UE  (questo  permette   di   disabilitare   le
                referenze  ipertestuali  in  frasi  come LALR(1) dove dare una
                referenza  non  sarebbe  appropriato).   Queste  «macro»   per
                referenze  ipertestuali  sono  nuove  e  molti  strumenti  non
                sapranno cosa farsene, ma  considerando  che  molti  strumenti
                (troff  incluso)  ignorano tranquillamente le macro indefinite
                (o, al peggio, inseriscono  il  loro  testo),  le  si  possono
                inserire senza problemi.

       .UE      Termina  il  comando UR corrispondente; generando HTML, questo
                dovrebbe essere reso come </A>.

       .UN u    Crea un’etichetta ipertestuale col  nome  u;  non  include  il
                comando  UE  corrispondente.   Generando HTML, questo dovrebbe
                essere reso nel comando HTML <A NAME="u" id="u">&nbsp;</A> (il
                &nbsp;  è  opzionale  se  non si richiede la compatibilità con
                Mosaic).

   Macro varie
       .DT      Reimposta la tabulazione al  valore  predefinito  (ogni  mezzo
                pollice); non manda a capo.

       .IX ...  Inserisce  informazioni  d’indicizzazione  (per  un sistema di
                ricerca o  per  un  indice  vero  e  proprio);  l’informazione
                d’indicizzazione  non  è di norma mostrata nella pagina in sé.
                Se è seguita da un parametro solo, questo viene aggiunto  come
                voce  d’indicizzazione autonoma che punti alla posizione nella
                pagina di manuale.  Se ci sono due parametri, probabilmente si
                tratta  del  formato  di  Perl  per  le  manpagine:  il  primo
                parametro identifica il tipo di  nome  (uno  fra  nome  titolo
                intestazione  sottosezione  o voce) ed il secondo parametro il
                nome da indicizzare.  Altrimenti,  abbiamo  il  formato  lungo
                d’indice: ciascun parametro dà un termine d’indicizzazione, un
                termine subordinato, un termine subsubordinato e così via fino
                ad  un  parametro  vuoto finale, poi c’è un parametro col nome
                del programma, \em  e  una  breve  descrizione;  eventualmente
                seguita  da  un  altro  parametro  vuoto  e magari anche da un
                messaggio per controllare l’impaginazione (tipo  PAGE  START).
                Un   esempio  di  tutto  ciò  potrebbe  essere  "strumenti  di
                programmazione"  "make"   ""   "\fLmake\fP   \(em   costruisce
                programmi".

       .PD d    Imposta  la  distanza  verticale  fra paragrafi a d (se manca,
                d=0.4v); non va a capo.

       .SS t    Sottosezione t  (come  .SH,  ma  usato  per  una  sottosezione
                all’interno di una sezione).

   Stringhe predefinite
       Il pacchetto man include le seguenti stringhe predefinite

       \*R    Registrato: ®

       \*S    Ritorna alla dimensione predefinita dei caratteri

       \*(Tm  Marchio di fabbrica: ™

       \*(lq  Virgolette inglesi di sinistra: “

       \*(rq  Virgolette inglesi di destra: ”

SOTTOINSIEME DI SICUREZZA

       Per  quanto  man  sia  tecnicamente  un pacchetto di macro di troff, in
       realtà ci sono moltissimi  altri  strumenti  che  elaborano  pagine  di
       manuale  e  che non implementano tutte le capacità di troff. Perciò, se
       possibile, è meglio evitare alcune delle abilità più esotiche di  troff
       onde  permettere  agli  altri  strumenti  di operare correttamente.  Si
       evitino i vari preprocessori per troff (se proprio  si  deve,  va  bene
       usare  tbl(1),  anche se sarebbe meglio usare IP e TP per tabelle a due
       colonne).  Si evitino i calcoli, poiché la maggior  parte  degli  altri
       strumenti non può elaborarli. Si adoperino comandi semplici che possano
       essere resi facilmente  in  altri  formati.  Si  può  supporre  che  le
       seguenti  macro  di  troff siano sicure (anche se in molti casi vengono
       ignorate nella conversione): \", ., ad, bp, br, ce, de, ds, el, ie, if,
       fi, ft, hy, ig, in, na, ne, nf, nh, ps, so, sp, ti, tr.

       Si  possono usare anche molte delle sequenze di escape di troff (quelle
       incomincianti per \): se c’è bisogno di includere la barra inversa come
       testo  ordinario,  si  usi \e; altre sequenze che si possono usare sono
       \’, \‘, \-, \., \", \%, \*x, \*(xx, \(xx, \$N, \nx, \n(xx, \fx,  \f(xx,
       dove  x  o  xx sono un carattere qualsiasi e N una cifra qualsiasi.  Si
       evitino le sequenze di escape per disegnare grafici.

       Non si usi il parametro opzionale a bp (break-page, cioè nuova pagina).
       Si  usino  solo  valori  positivi  per  sp  (spazio verticale).  Non si
       ridefinisca una macro (de) con lo stesso nome di una  macro  in  questo
       pacchetto  o in mdoc e con un significato diverso: quasi sicuramente la
       ridefinizione verrà ignorata.  Ogni rientro positivo (in)  deve  essere
       accoppiato  con  un  rientro negativo corrispondente (anche se, invece,
       bisognerebbe usare le macro RS e  RE).   I  test  condizionali  (if,ie)
       dovrebbero   avere   come   uniche  condizioni  «t»  e  «n».   Solo  le
       translitterazioni (tr) che possono essere  ignorate  dovrebbero  essere
       usate.  I cambi di carattere (ft e le sequenze \f di escape) dovrebbero
       assumere unicamente i valori 1, 2, 3, 4, R, I, B, P e CW (il comando ft
       potrebbe anche essere privo di parametri).

       Se  vengono usate ulteriori abilità di troff, bisognerebbe controllarne
       attentamente i risultati con diversi strumenti: dopo essersi assicurati
       che  queste  ulteriori  abilità  sono  sicure,  lo  si faccia sapere al
       responsabile di questo documento, perché vengano aggiunte all’elenco.

NOTE

       In ogni modo, si cerchi di includere  URL  (o  URI)  intere  nel  testo
       stesso:   alcuni   strumenti   come   man2html(1)  possono  convertirle
       automaticamente in referenze ipertestuali.  È anche possibile usare  la
       nuova macro UR per identificare referenze a informazioni correlate.  Se
       vengono     incluse     URL,     si      adoperi      l’URL      intera
       (<http://www.pluto.linux.it>,  ad  esempio)  per assicurarsi che questi
       strumenti possano trovarla automaticamente.

       Gli strumenti che elaborano questi file dovrebbero aprirle ed esaminare
       il  primo  carattere  non  di  spazio:  un punto «.» o un apostrofo «’»
       all’inizio di una riga indicano un file di troff (tipo man o mdoc),  un
       segno  di  minore  «<»  un  file  in  SGML/XML  (come  HTML o DocBook),
       qualsiasi altra cosa dovrebbe indicare un semplice testo ASCII (come il
       prodotto di «catman», ad esempio).

       Molte  pagine di guida incominciano con ’\" seguito da uno spazio ed un
       elenco di caratteri che indicano i preprocessori  per  la  pagina.  Per
       mantenere  la compatibilità verso i convertitore non troff, consigliamo
       di  evitare  qualsiasi  cosa  tranne  tbl(1),  e  comunque  Linux   può
       accorgersi  da  solo  di  ciò.   Comunque, uno potrebbe voler includere
       queste informazioni per permettere ad altri sistemi  (meno  capaci)  di
       gestire   la  propria  pagina  di  manuale;  per  cui,  questi  sono  i
       preprocessori invocati da questi caratteri:

       e  eqn(1)

       g  grap(1)

       p  pic(1)

       r  refer(1)

       t  tbl(1)

       v  vgrind(1)

FILE

       /usr/lib/groff/tmac/tmac.an
       /usr/man/whatis

BACHI

       In confronto ad altri formati come mdoc o  DocBook,  la  maggior  parte
       delle  macro  descrivono  la  formattazione  (il tipo di carattere e la
       spaziatura, ad esempio) piuttosto che marcare  il  contenuto  semantico
       (questo  testo è una referenza ad un’altra pagina, ad esempio): persino
       l’HTML ha più marcatori semantici! Ciò complica adattare il formato man
       a  supporti  differenti,  rendere coerente la formattazione per un dato
       supporto  e   inserire   automaticamente   le   referenze   incrociate.
       Limitandosi  al  sottoinsieme  di  sicurezza  descritto prima, dovrebbe
       essere più facile automatizzare nel  futuro  la  transizione  verso  un
       formato differente per le pagine di referenza.

       La macro Sun TX non è implementata.

AUTORI

       —  James   Clark  (jjc@jclark.com)  ha  scritto  l’implementazione  del
          pacchetto di macro.

       —  Jens Schweikhardt (schweikh@noc.fdn.de)  ha  scritto  il  mini-HOWTO
          «The Linux man-page», che ha influenzato questa pagina.

       —  David A. Wheeler (dwheeler@ida.org) ha apportato pesanti modifiche a
          questa pagina, come l’aggiunta  di  informazioni  dettagliate  sulle
          sezioni e sulle macro.

VEDERE ANCHE

       apropos(1),  groff(1),  man(1),  man2html(1), mdoc(7), mdoc.samples(7),
       whatis(1).