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NOME
rshd - server della shell remota
SINTASSI
rshd [-alnL]
DESCRIZIONE
Il server rshd è il server per la routine rcmd(3) e, di conseguenza, per
il programma rsh(1). Il server fornisce servizi di esecuzione remota con
autenticazione basata su numeri di porta privilegiati da host di fiducia.
Il server rshd si mette in ascolto delle richieste di servizio alla porta
indicata nella specifica di servizio ‘‘cmd’’; vedere services(5). Quando
viene ricevuta una richiesta di servizio viene iniziato il seguente
protocollo:
1. Il server verifica la porta sorgente del client. Se la porta non è
nel range 512-1023, il server abortisce la connessione.
2. Il server legge cartteri dal socket fino a un byte null (‘\0’). La
stringa risultante è interpretata come un numero ASCII base 10.
3. Se il numero ricevuto nel passo 2 è non-zero, esso è interpretato
come numero di porta di un flusso secondario da usare per stderr.
Una seconda connessione è quindi creata sulla porta specificata
sulla macchina client. Anche la porta sorgente di questa seconda
connessione è nel range 512-1023.
4. Il server verifica l’indirizzo sorgente del client e richiede il
corrispondente nome host (vedere gethostbyaddr(3), hosts(5) e
named(8)). Se il nome host non può essere determinato, è usata la
rappresentazione con notazione a punti dell’indirizzo dell’host. Se
il nome dell’host è nello stesso dominio del server (in accordo con
gli ultimi due componenti del nome di dominio), o se viene data l’
opzione -a sono richiesti gli indirizzi per quel nome host,
verificando che nome e indirizzo corrispondano. Se la verifica
dell’indirizzo fallisce, la connessione è abortita con il messaggio,
‘‘Host address mismatch.’’
5. Un nome di utente che finisce con null di almeno 16 caratteri è
recuperato sul primo socket. Questo nome utente è interpretato come
identità dell’utente sulla macchina del client.
6. Un nome di utente che termina con null di almeno 16 caratteri è
recuperato sul primo socket. Questo nome utente è interpretato come
identità dell’utente da usare sulla macchina del server.
7. Un comando che termina con null da passare a una shell è recuperato
sul primo socket. La lunghezza del comando è limitata dal limite
superiore nella dimensione dell’elenco degli argomenti del sistema.
8. Rshd quindi valida l’utente usando ruserok(3), che usa il file
/etc/hosts.equiv e il file .rhosts trovato nella home directory
dell’utente. L’opzione -l impedisce a ruserok(3) di effettuare
validazioni basate sul file ‘‘.rhosts’’ dell’utente, a meno che
l’utente non sia il superutente.
9. Se il file /etc/nologin esiste e l’utente non è il superutente, la
connessione è chiusa.
10. Un byte null è restituito sul primo socket e la linea di comando è
passata alla normale shell di login dell’utente. La shell eredita le
connessione di rete stabilite da rshd.
I messaggi keepalive a livello trasporto sono abilitato a meno che non
sia presente l’opzione -n. L’uso di messaggi keepalive permette alle
sessioni di scadere se il client va in crash o diviene irraggiungibile.
L’opzione -L causa il log di tutti gli accessi riusciti in syslogd(8)
come messaggi auth.info.
DIAGNOSTICA
Tranne l’ultimo elencato sopra, tutti i messaggi di diagnostica sono
restituiti al primo socket, dopo di che goni connessione di rete viene
chiusa. In errore è indicato da un byte iniziale con un valore di 1 (0 è
restituito nel precedente passo 10 quando tutti i passi precedenti
l’esecuzione della shell di login sono completati con successo).
Locuser too long.
Il nome dell’utente sulla macchina del client è più lungo di 16
caratteri.
Ruser too long.
Il nome dell’utente sulla macchina remota è più lungo di 16
caratteri.
Command too long.
La linea di comando passata supera le dimensioni dell’elenco
argomenti (come configurato nel sistema).
Login incorrect.
Non esiste alcun campo nel file password per il nome utente.
Remote directory.
Il comando chdir nella home directory è fallito.
Permission denied.
La procedura di autenticazione descritta sopra è fallita.
Canâ€â€™t make pipe.
La pipe necessaria per stderr, non è stata creata.
Canâ€â€™t fork; try again.
Un fork del server è fallito.
<shellname>: ...
La shell di login dell’utente non può essere avviata. Questo
messaggio è restituito alla connessione associata con stderr, e
on è preceduto da un byte flag.
VEDERE ANCHE
rsh(1), rcmd(3), ruserok(3)
BUG
La procedura di autenticazione usata qui presume l’integrità di ciascuna
macchina client e del mezzo di connessione. Questo non è sicuro, ma è
utile in un ambiente ‘‘open’’.
Deve essere presente un servizio per permettere la cifratura di tutti gli
scambi di dati.
Può essere usato un protocollo più estensibile (come Telnet).